O PER TUTTI O PER NESSUNO

Wednesday, October 1, 2014

Se vale la regola che i croati si possono staccare da Belgrado.. dovrebbe anche valere la regola che i serbo croati della Krajina si possano staccare da Zagabria


Popoli fratelli in armi, uno scenario che si ripete 

Bljesak i Oluja. In lingua serba, croata e quella che a stenti ancora resiste e che io e molti come me ostinatamente continuiamo a chiamare serbocroata, significa Lampo e Tempesta. Stessa lingua, stesso significato in questa lingua, parlata da due nazioni più simili in questo mondo eppure, nei due immaginari collettivi, questi semplici sostantivi evocano avvenimenti di interpretazione completamente differenti.

Bljesak- Lampo. Operazione militare realizzata dall’esercito e dalla polizia croati iniziata il 1° maggio 1995 in Slavonia Occidentale, iniziando da Pakrac e Jasenovac che all’epoca facevano parte dell’autoproclamatasi Republika Serba di Krajina. Durata non più di 35 ore, nella quale le forze croate riuscirono, con l’artiglieria e le cannonate, a cacciare più di 15 mila serbi dalle loro case. La colonna dei profughi serbi che si creò e cercò la salvezza in parte in Republika Serba di Bosnia in parte in Jugoslavia (Serbia), fu bombardata dall’aeronautica croata. Uccisero 283 persone. In totale, dalla Slavonia Occidentale, secondo l’UNHCR, 80 mila serbi hanno lasciato le loro case. Come risposta alla operazione, i serbi bombardarono Zagabria dove morirono 6 persone e 150 furono ferite. Fino ad ora, i profughi rientrati sono circa 1500. In Croazia il 1° maggio si festeggia come giorno della liberazione della Slavonia Occidentale.

Oluja – Tempesta. Operazione militare di grandi proporzioni eseguita dall’esercito e dalla polizia croati aiutati dall’esercito musulmano di Bosnia (il Quinto Corpo dell’Armata dell’esercito bosniaco) e dagli Stati Uniti per riprendere il territorio della Croazia centrale, controllata dalle forze serbe. Il risultato finale fu l’annientamento totale della Republika Srpska Krajina. Secondo le trascrizioni in possesso del Tribunale dell’Aia nel processo di Ante Gotovina che fu il comandante dell’Operazione, si annota che l’operazione di pulizia etnica contro la popolazione serba di Croazia fu attentamente preparata dai vertici politici e militari croati con Franjo Tudjman in testa.
In particolar modo le trascrizioni di Brioni del 31 luglio 1995, appena prima dell’operazione Tempesta, dove di fatto è stata presa la decisione sull’attacco alla Krajina e la citazione della dichiarazione di Tudjman: “...è importante che i civili si muovano e quando questi civili cominceranno a muoversi saranno seguiti dall’esercito e quando si vedranno le colonne questo avrà l’effetto psicologico degli uni sugli altri.”
Alla stessa riunione Tudjman inoltre ha dichiarato:” ...dobbiamo eseguire tali attacchi per far si che i serbi praticamente spariscano”.
3 agosto 1995. Le finte trattative di Ginevra dove la delegazione dei serbi di Croazia accetta la proposta di Stotenberg e della comunità internazionale in 7 punti per una larga autonomia e graduale integrazione dei serbi di Krajina in Croazia mentre la parte croata improvvisamente cambia le carte in tavola e pretende la resa immediata senza condizioni. La delegazione serba non aveva il mandato per accettare una simile condizione e alla conferenza stampa i croati unilateralmente dichiarano le trattative fallite ritirandosi immediatamente a Zagabria. La parte serba ha l’aereo l’indomani mattina (intervista di Milivoj Vojnovic al “Novosti” di Zagabria del 01.08.2008. l’ultimo Ministro degli esteri della Republika Srpska Krajina)
4 agosto 1995. Alba. L’esercito croato, circa 150 mila uomini, appoggiato dalla aviazione statunitense (partecipazione ufficialmente smentita, ma tanti sono i testimoni anche fra i generali americani che dichiarano questo fatto, come il vice comandante della Nato Charles Boyd che ammise la pianificazione e partecipazione statunitense) che precede la loro azione bombardando le postazioni radar dei serbi di Krajina .Inizia l’Operazione Tempesta. L’entrata è facilissima.I cannoneggiamenti sono potentissimi e fortissimi e durano ininterrottamente per tutta la giornata. Le forze serbe della Croazia sono in 35 mila, di morale pessimo, con conflitti politici interni e leadership inesistente.
Milosevic non aiuta i serbi di Croazia. I croati con l’equipaggiamento americano disturbano la comunicazione del comando serbo e di fatto lo tagliano fuori. Entrano in profondità dai 5 ai 15 chilometri. I serbi rispondono cannoneggiando Sisak, Sebenico, Ogulin. 5 agosto. Già al pomerigio Knin è caduta e sul castello medievale sventola grandissima la bandiera a scacchi. Entrano le tv precedute dagli “spazzini” che puliscono i cadaveri dalla strada per poter riprendere la gloriosa vittoria su Knin. Si spara in aria tutta la notte, l’acool non manca. Inizia la ruberia delle case vuote dei serbi. L’80% del territorio serbo è nelle mani dei croati.
6 agosto 1995. Sul fiume Korana si incontrano l’esercito croato con quello musulmano-bosniaco e con questo si tagliano i rifornimenti ai serbi della Croazia che partivano dai serbo-bosniaci. Al pomerigio a Knin arriva anche il presidente Tudjman. La Krajina è definitivamente caduta. Cadono le città di Petrinja, Slunj, i laghi di Plitvice. Le divisioni serbe di Krajina si sono arrese.
7 agosto 1995. Il ministro della Difesa croato Gojko Susak alle 18 dichiara che dal punto di vista militare l’Operazione Tempesta è conclusa dato che la frontiera con la Bosnia è stata messa sotto controllo. Il territorio incluso nell’offensiva croata Tempesta è stato abbandonato da quasi la totalità della popolazione serba: 250 mila persone, secondo l’UNHCR. S'avviano le colonne dei profughi sui trattorini rossi carichi di pentole, padelle, coperte e altre povere cose. Guidati a volte dai bambini di 8, 10 anni, con i capelli sbiancati in una notte. Altri mezzi agricoli hanno lasciato la Croazia attraverso la Republika Srpska di Bosnia indirizzandosi nella Serbia. Erano spesso sotto l’attacco delle forze croate. I media internazionali non hanno mai fatto vedere quei trattorini rossi. I poteri in Serbia dei quali i media hanno quasi del tutto ignorato la caduta della Krajina, hanno indirizzato le colonne dei profughi nei centri collettivi nell’interno del paese e in Kosovo. La gente comune della Serbia ebbe una reazione spontanea di grande solidarietà. Uscirono portando l’acqua, faceva caldissimo, da mangiare, si portarono le famiglie a casa per ospitarli. Il governo tacque.
Dopo l’operazione Tempesta le forze croate hanno chiuso il territorio della Krajina, tranne per i profughi croati che da quei territori erano stati precedentemente cacciati dai serbi. Hanno iniziato con la distruzione sistematica delle case vuote dei serbi, bruciando e minando oltre 20 mila case. La popolazione vecchia che non ha potuto o voluto lasciare Krajina, è stata barbaramente massacrata. Secondo Il comitato di Helsinki per i diritti umani, croato, nell'Operazione Tempesta sono scomparse 1,805 persone, mentre 700 civili sono morti o uccisi. Tuttora non esistono i numeri certi sulle vittime.
La testimonianza del sindaco di Knin, Drago Kovacevic, nel suo libro Gabbia – Krajina nella guerra accordata: «Il 4 agosto 1995, appena prima dell’alba, è iniziato il generale attacco alla Krajina. Knin è stata ricoperta dalle granate che cadevano nel numero infinito sulla città. In ospedale c’erano decine di morti. E' stata interrotta la corrente elettrica. La Radio Knin è ammutolita. Fuoco e fumo erano dapertutto. Già la mattina seguente le colonne dei civili sono partite dalla città, nell'unica direzione rimasta, verso la Lika. Le pause nei cannoneggiamenti quasi non esistevano...Verso le 5 del pomeriggio sono venuti due poliziotti a prendermi per portarmi al quartier generale dell’esercito della Krajina...All’angolo era seduto Milan Martic ( leader politico dei serbi di Krajina ). Davanti a lui il posacenere pieno di cicche e alcuni pacchetti di sigarette vuoti. Aveva le occhiaie scure come qualcuno che non ha dormito a lungo... Subito gli ho chiesto quale era la situazione e ho ricevuto la risposta scoraggiante. Abbiamo perduto alcune posizioni sul monte Dinara che erano importanti...Molto presto si mostrerà che la cosa era fatta perché mi avevano invitato con l’intenzione di determinare l’evacuazione della città verso Srb. Martic già aveva davanti a se l’ordine per l’evacuazione di Knin, Drnis, Benkovac, Obrovac e Gracac verso Srb. Firmando l’ordine Martic ha subito chiesto che si organizzi immediatamente l’evacuazione e mi chiedeva di quali mezzi disponiamo. La priorità la dovevamo dare all’ospedale di informare le persone di protezione civile nei villaggi più distanti. Dalle città la gente ha già iniziato ad andarsene. Avevamo i problemi con il carburante ed è stato accordato di prenderlo sulle due pompe di benzina in città chiedendo l’aiuto ulteriore all’UNPROFOR. Martiæ ha chiesto la linea telefonica con Milosevic con il quale era imbestialito. Mrkšiæ (comandante in capo dei militari della repubblica serba di Kraijna ) sembrava possedere sangue freddo, ma dopo che Martic ha firmato l’ordine di evacuazione ha commentato che questo significherà che il popolo sarà seguito dall’esercito. Le linee non sarà possibile tenerle ancora a lungo. Ad una certa ora Martic ha ottenuto la linea con Brana Crncevic che gli avrebbe detto che parlerà di aiuto militare con Milosevic. Però, questa risposta di Crncevic lo ha solo fatto ulteriormente incazzare e deprimere. Insultava Milosevic e lamentava la sua delusione a Crncevic. L' evacuazione è stata organizzata dalla protezione civile che avevamo al livello di comune e che era sotto il diretto comando del Ministero della difesa. Da Knin siamo partiti verso le ore 21 di quel giorno nel camion della Croce Rossa verso la Bosnia. Le strade erano già tutte intasate. La colonna si muoveva verso Drvar... Le colonne ininterrotte arrivavano dalla Dalmazia e dalla Lika...Le granate cadevano dapertutto... Già sulla strada per Petrovac hanno cominciato a susseguirsi scene insolite e anche tragiche. E’ morto il primo profugo nel convoglio e abbiamo incontrato la famiglia che pensava come e dove seppellirlo. Era il vecchio Josho Maglov da Polaca vicino a Knin. Più tardi abbiamo avuto la conferma che alcune decine di persone anziane sono morte nella colonna verso la Serbia, però c’erano anche i neonati che morivano perchè non avevano il latte. Verso mezzogiorno, con un caldo bestiale, siamo arrivati a Petrovac, dove decine di migliaia di persone stavano ferme all’incrocio verso Kljuc. Tutto attorno, sui prati e lungo la strada stavano gli autoveicoli, i camion ed i trattori pieni di gente...»

E ora, dopo 13 anni... Il 4 di agosto ogni anno in Serbia è un lutto nazionale. La perdita dei territori abitati da serbi per secoli è dolorosissima. Quest'anno il Presidente Tadic, accendendo le candele per i morti ed espulsi del popolo dela Krajina ha dichiarato che la Croazia deve rivedere le proprie posizioni rispetto all’Operazione Tempesta e restituire la possibilità ai profughi di ritornare nelle loro case. Inoltre, ha dichiarato che lui si è scusato svariate volte a tutti per i crimini comessi a nome dei serbi, ma che non ha ancora sentito simili scuse da nessuno dopo tutti questi anni. Dopo di che è seguita immediata replica del Presidente Mesic che con la consueta arroganza ha dichiarato che Tadic non è stato abbastanza attento e che forse i suoi consiglieri lo sono stati di più per ricordargli che anche lui si era scusato una volta per i crimini comessi dai croati. Poi è intervenuto il premier croato Sanader che ha diciharato che «la Croazia festeggerà Tempesta perché era un azione giusta e di liberazione e che non permetterà a nessuno di buttare fango su questa grande vittoria croata».
E allora via ai festeggiamenti per la Festa Nazionale di Liberazione che in Croazia è ogni 5 agosto. Con tanto di cantante nazirock Thompson con i titoli delle canzoni che gelano il sangue nelle vene (“Jasenovac i Gradiska Stara”, i campi di sterminio per i serbi, ebrei, Rom nella seconda guerra mondiale, “Srbe na vrbe” – I serbi appenderli ai salici e cosi via). E così, la pulizia etnica gli uni la festeggiano come il giorno della liberazione, gli altri piangono per l’ingiustizia e così è sempre stato e sempre sarà. Si spiega così, come le stesse parole, nella stessa lingua, nei due popoli più simili al mondo, possano significare cose del tutto diverse. E fra loro vi è un terzo popolo a loro identico, con la parola Srebrenica. Che accadde proprio fra l’una e l’altra di queste operazioni. Aspettiamo che il processo di Gotovina come anche quello di Karadzic, possano portare un contributo, almeno linguistico. Affinché i sostantivi come Bljesak, Oluja e fra loro Srebrenica, possano diventare un unico sostantivo: genocidio. Per tutti e tre popoli di stessa lingua e stesse origini.
Jasmina Radivojevic

Tratto dal l'edizione on line de La Stampa, blog "Danni collaterali" della giornalista Carla Reschia. 

La guerra infinita. 1° parte

Tuesday, September 30, 2014

Iniziamo a raccontarvi il documentario di Riccardo Iacona, pezzo per pezzo, poichè a ogni convegno sui serbi cattivi ci sentiamo solo dire che : ".. a parte Iacona.. ne parlano tutti male"... !!!


Il documentario inizia con la descrizione del bombardamento Nato nel 1999.
Il bombardamento è stato una strage poichè non esistono le bombe intelligenti e ci sono state quasi 500 vittime tra i civili e migliaia di feriti.
Nel Kosovo intanto si scatena l'inferno e Dimitri Popovic è uno dei tanti ragazzi serbi uccisi dalla faida che si è scatenata in seguito al bombardamento
Le enclavi sono prigioni a cielo aperto, le chiese ortodosse sono circondate dal filo spinato, i serbi che vivono nelle enclavi cercano di sopravvivere in condizioni disperate
Diversi serbi spariscono, ma le famiglie serbe non vogliono abbandonare il Kosovo anche se sono una piccola minoranza della popolazione. Stessa sorte capita ai croati, ai gorani e ai rom
Un commando di albanesi ha fatto saltare per aria uno scuola bus e l'unico albanese arrestato, Florin Ejupi, è scappato inspiegabilmente da Bondsteel, ma dopo tre anni uccide un militare e torna in galera.
Intanto le uccisioni dei civili serbi non hanno fine e vengono anche profanate le tombe sotto gli occhi dei militari internazionali che stanno a guardare
Dal primo minuto al diciannovesimo

La guerra infinita - prima parte

IL POPOLO INVISIBILE ROM

Monday, September 29, 2014


Qui capitano solo favole e questa è una tra le più belle !
Grazie Najo Adzovic.. tu sei davvero un "uomo libero"

Najo Adzovic. IL POPOLO INVISIBILE ROM

TUTTI AL MESS DI SARAJEVO !


Dato che abbiamo ricevuto un invito ufficiale da Francesco, non possiamo mancare al 54° Festival del teatro che si svolgerà dal 3 al 12 Ottobre a Sarajevo.
Grazie di cuore Francesco !


Cari amici di Balkan Crew,
vi scrivo per segnalarvi che sabato prossimo sarò con lo spettacolo "giochi di famiglia" (porodicne price è il titolo originale) di Biljana Srbljanovic, al Mess Festival di Sarajevo. Se qualcuno si trovasse in zona..... sono sicuro nell'affermare che ne vale la pena, è un gran bello spettacolo.
Ecco il link:

www.mess.ba/10-program-mess2014/43-porodicne-price

Tanti cari saluti
Nadam se da se vidimo tamo :)))
Francesco

www.mess.ba/eng/program

Jugoslavia, it's the same

Piran Pirano

I TOPINI NUOVAMENTE NEI BALKANI !



Grandi grandissimi, veliki velikissimi .. i Topini torneranno nei Balkani nel prossimi giorni.
La meta non è stata scelta a caso poichè anche loro vogliono ricordare l'anniversario della Grande guerra e commemorare i morti.

Per saperne di più cliccate : qui

Topini randagi in Balkan crew

Topini randagi in FB

VALE, DULE E LE TABELLE BILINGUE

Sunday, September 28, 2014



Davvero super la puntata del 23/09/2014 di Balkan rock !
Musica stupenda ed è stato affrontato il tema della tabelle bilingue rimosse a Vukovar

Per ascoltare la trasmissione, cliccate qui

SVOBODA AL CONTAINER

Friday, September 26, 2014



Se non era per questi ragazzi.. il mondo era grigio, invece esistono loro e sprizzano amore e felicità da tutti i pori !!

(non parliamo poi dei due giovani.. che ..mhhhhhhhhhhhh !!!)

Pero' spezziamo una lancia per Paolo e Gianni sempre messi nelle retrovie.. non è giusto e poi le chitarre e le trombe hanno sempre il loro pezzo "a solo" perchè le percussioni no ? Grrr..
In ogni caso un grande grazie.. siete stupendi !

Svoboda su Balkan crew

www.svoboda.it

Magica Svoboda !!!

Una voce meravigliosa

Spazio alle percussioni !

Donne... tutte addosso al chitarrista !

Come fai a non perderti in amore

Chi indovina qual'è il chitarrista brasiliano ???



OPERAZIONE OLUJA. DVA

Thursday, September 25, 2014

Abbiamo già parlato dell'operazione Oluja nel 2011 e le cose da allora sono cambiate e non in meglio, perchè la strage è rimasta impunita.


Ma la cosa sconvolgente è che una persona che si dice esperta di guerre balcaniche, sostiene che :
1°) La guerra si è svolta in Croazia e non in Serbia (una intelligenza senza fine !)
2°) La guerra si è svolta tra cittadini di uno stesso stato (cioè Yugoslavia) croati ed altre etnie da una parte e cittadini croati di etnia serba dall'altro che vengono definiti secessionisti ( e anche in altro modo che preferiamo omettere)
3°) La guerra ha riguardato il ristabilimento dell'integrità e della sovranità della Repubblica di Croazia che è nelle prerogative di ogni stato nazionale
4°) E' stato un affare interno croato da discutere tra la maggioranza croata e la minoranza serba (chissà perchè allora i 2000 morti)
5°) Visto che i serbi hanno i loro delegati in Parlamento la Serbia non ha titolo di parlare di genocidio perchè è come se l'Italia denunciasse l'Argentina per il trattamento dei cittadini argentini di origine italiane

Cavolacci di Beograd.. secondo questa persona li avrebbero dovuti sterminare tutti.. perchè solo 2000 ???

Rubate le case ai serbi

Operazione tempesta

Il nostro vecchio post

Non c'è da crederci !

Assolto Gotovina

Oluja 10 anni dopo


L'Operazione Tempesta (in croato oluja), è stata un'operazione militare, durante le Guerre jugoslave, coordinata dall'Esercito Croato, col supporto militare delle forze bosgnacche dell'Armata della Bosnia ed Erzegovina e della NATO,contro l'Esercito Serbo della Krajina e delle milizie bosgnacche ribelli della Regione Autonoma della Bosnia occidentale.
L'operazione, scattata il 4 agosto 1995, aveva il fine di riportare sotto il controllo croato le zone abitate dai serbi, in Dalmazia e Slavonia (la cosiddetta Krajina serba),indipendenti dal 1991 e porre fine all'accerchiamento di Bihac,cittadina musulmana circondata dalle milizie dei Serbi di Bosnia e da alcuni ribelli musulmani alleati dei serbi.
Più di 2.000 serbi (soldati e civili) furono uccisi o dispersi e più di 250.000 lasciarono le loro proprietà in mano ai croati, che le occuparono e in parte le distrussero. L'operazione si concluse con l'occupazione della Krajina (annessa alla Croazia), di 13 comuni serbi in Bosnia e della Regione Autonoma della Bosnia occidentale.

IN RICORDO DEI SOLDATI SERBI A CORFU'

Wednesday, September 24, 2014



Sull'isola greca di Corfù si è tenuta una cerimonia in ricordo dei soldati serbi caduti nella prima guerra mondiale.
Tra le vittime non solo i militari, ma anche tanti civili e il numero purtroppo è intorno ai 250.000.

Maggiori dettagli QUI (si possono anche vedere i militari all'opera nell'ultima alluvione)

CEMETERY OF THESSALONIKI


UNA CROCE A SARAJEVO

Tuesday, September 23, 2014



Che paura !
E' la prima volta in tanti anni che succede una cosa inspiegabile !
Vi sono delle persone importanti che lasciano commenti sui network e dopo alcune ore i commenti risultano invisibili
Croci che sorgono di notte e non vanno giù nemmeno sotto una grande forza umana
Non esistono foto nel web della nuova croce di Sarajevo e alcune voci non controllate dicono che sarebbero stati i nostri militari a voler ricordare le tante morti assurde della guerra
Carissimi... a voi l'ardua sentenza .. per maggiori informazioni cliccate QUI e che Dio ce la mandi buona.. i fantasmi si aggirano tra noi !

La strage di Markale

La strage del mercato di Sarajevo, 20 anni fa

Moreno Locatelli

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