SINAN HASANI

Wednesday, August 27, 2014



Mentre continuiamo a leggere di gente perfida che istiga all'odio razziale, le persone normali convivono in pace e armonia.
Per esempio, se non ce lo diceva Jasmina, nessuno di noi sapeva che un presidente della Federazione Jugoslava era albanese

Sinan Hasani

Questo post è dedicato ad Albertina, tanto per farle capire che i serbi non sono poi così cattivi

IL PONTE DI MOSTAR

Tuesday, August 26, 2014



Siamo non poco sconcertati dai vari blog e pagine web dedicate ai Balkani. C'è tanta confusione e anche un po' di ignoranza. C'è una persona e non facciamo nomi ma nell'ambito balcanico tutti sappiamo chi è, che si sveglia la mattina e maledice i serbi e va a letto la sera e non ha ancora finito di maledire i serbi e così da 22 anni. Davvero ci riesce difficile capire quali turbe mentali infestano la testa di quella persona.
Tanto per controbattere l'ignoranza, ci teniamo a chiarire che il ponte di Mostar non è stato buttato giù dai serbi, ma dai croati. Eh sì.. sembra strano ma è così e perfino Azra Nuhefendic l'ha dovuto ammettere.
Comunque la persona che odia i serbi non è Azra.. precisiamo.. è un signore che abita a Milano.

Mostar, il vecchio 20 anni dopo

La distruzione del ponte di Mostar

Il post di Valentina Sala

Abbattuto il ponte di Mostar

Rinasce il ponte di Mostar

SLOBODAN MILOSEVIC MORTO IN CARCERE

Monday, August 25, 2014



Nonostante non ne dovremmo parlare, la tentazione è grande, in particolar modo leggendo i commenti qua e là di persone davvero perfide che giocano con le vite degli altri.
Riportiamo un testo, ma ce ne sono altri, che racconta il perchè Milosevic non c'è più.
Chi ne vuole sapere di più, puo' cliccare : qui

” …Voi non vedrete mai apparire i piloti della Nato dinanzi ad un Tribunale dell’Onu. La Nato è accusatrice, procuratrice, giudice ed esecutore, poiché è la Nato che paga le bollette. La Nato non è sottomessa al diritto internazionale. Essa è il diritto internazionale…”.


CARA VECCHIA JUGO

Saturday, August 23, 2014

Di solito non lo facciamo, ma stavolta abbiamo fatto una cosa illegale.
Non abbiamo resistito perchè era una cosa talmente bella che l'abbiamo rubata.
Chiediamo scusa all'autore e siamo pronti a cancellare se ce lo chiede, ma speriamo vivamente di poter lasciare queste parole talmente belle che ci chiediamo perchè in 6 anni di attività non abbiamo mai incontrato questa magnifica persona


Gli Jugoslavi mi hanno sempre ricordato gli italiani degli anni '50.
Io non credo molto alle differenze tra Sloveni, Croati, Serbi, Macedoni, Bosniaci etc… certo gli Sloveni sono Friulani e i Macedoni sono Abruzzesi ma in realtà mica troppo lontani.
Avete presente le foto in bianco nero di gente felice in canottiera, seduta a tavola che fuma, sorride all'obbiettivo e se ne frega di come è vestita?
Ecco la Jugoslavia, a volte, io me la ricordo così.


Entrare in un bar nella collina di Fruska Gora e sentirsi ad Albaretto Torre da bambino: penombra, vecchi col cappello, col mozzicone perenne e una bibita sconosciuta davanti, ambiente fresco con un po' odore di chiuso e molto di fumo, mazzi di carte, una donna di mezza età che mastica un buongiorno in serbo non troppo lontano da un "arvedze" laghetto, una bambina che fa capolino da dietro il bancone con una bambola in braccio e una stanza tuttofare alle spalle…cose così.
Le facce poi sono imperdibili: scavate, piene di rughe, con occhi bianchi enormi e punte di spillo al posto delle pupille curiose, mobili, velocissime. Mani che hanno lavorato la terra, spalle e fianchi storti dalla fatica della zappa, il rispetto per vino e grappa (qui distillata di frutta invece che di vinacce), cibo contadino con tanta carne arrostita e peperoni e melanzane e zuppe fumanti, ma anche pasta, proprio come in Italia.
Un paese parallelo all'Italia che il comunismo di Tito aveva surgelato tra scarpe e vestiti tutti uguali, auto Zastava e falansteri sovietici che rendevano le periferie dell'Est Europa tutte tristi e grigie (e molto simili a quelle di Venaria e Sesto San Giovanni). Ma dove si leggevano Alan Ford (e la microsatira di Magnus&Bunker sulla società funzionava benissimo anche di là dall'Adriatico) e Tex Willer (sognando una frontiera eroica e remota esattamente come da noi) come a Milano; dove Fantozzi e le commedie all'italiana erano popolarissime e tutti guardavano e sognavano il campionato italiano di calcio.
L'Italia era la loro California, un sogno da cullare la sera guardando il mare oltre le montagne del Montenegro.


L'Italia: l'eterno cugino/vicino millenario, malgrado la violenza del fascismo, la guerra mondiale, un'occupazione -migliore di quella tedesca certo- ma sempre un'occupazione, la resa dei conti del 1945, con le foibe e la pulizia etnica titina, gli accordi di Osimo e la fatica di una pacificazione tra Nato e Patto di Varsavia, figlia di una neutralità che solo Tito seppe trovare.
Poi la guerra del 1991, una guerra a cui l'Italia assisteva impassibile e distratta, consolandosi davanti alla tv (la prima guerra in diretta) rinvangando vecchi luoghi comuni sui rancori e gli odi mai sopiti tra ortodossi, cattolici e mussulmani, con una classe politica esausta, impegnata ad affondare nella corruzione e nella giustizia forcaiola di Mani Pulite.


Ricordo nel 1980 la diretta dei funerali di Tito con la bara caricata sul treno presidenziale che da Lubiana (dove era morto) transitava a Zagabria e quindi a Belgrado in un mare di folla piangente (un rituale classico del comunismo, così bravo a organizzare le masse). A ripensarci, quel funerale rappresentava benissimo anche quello del comunismo (ci avrebbe messo ancora un decennio a crollare ma i prodromi c'erano tutti).
Ma quel treno avrebbe trascinato metaforicamente via anche la classe politica democristiana e socialista che aveva ormai nell'anticomunismo la sua sola ragion d'essere. Finito il muro, crollata l'URSS, smantellata la Cortina di Ferro, perché gli italiani avrebbero dovuto ancora votare i corrotti notabili della Balena Bianca?
Con un trasformismo furbo e opportunista il PCI cambiò nome e cerco di sverniciare un po' di rosso per aggiungere il verde di una quercia rassicurante e vincere le elezioni, attirando finalmente un po' di voti moderati. Si dimenticò di cambiare volti e questo è uno sbaglio che ha pagato fino a ieri.
Intanto un piazzista palazzinaro regalava un nuovo sogno di plastica agli italiani, lo stesso sogno che le democrazie europee si apprestavano ad esportare oltre l'Oder-Neisse: consumismo, villaggi-vacanze, supermercati, televisioni.
L'estetica che invece di preludere ad una nuova etica, semplicemente la aboliva.
La Jugoslavia intanto rispolverava la pulizia etnica, i lager, gli stupri di guerra e tutta la ferocia di una guerra civile in cui non c'era un solo colpevole ma tutti erano al tempo stesso agnelli e lupi, carnefici e vittime.


Alle loro spalle Francia e Germania armavano i contendenti mentre gli americani si apprestavano a bombardare i "cattivi" cioè i serbi (per tutta la stampa internazionale) con il placet di un premier non eletto come D'Alema, ansioso di accreditarsi come partner affidabile a Washington (digerendo la funivia del Cermis e i bombardamenti intelligenti su ponti e città della Vojvodina che niente avevano a che fare con il Kosovo).
Sempre D'Alema sarà in prima fila nel riconoscere il Kosovo nel 2006, il più grande sbaglio politico dell'Unione Europea e in sintesi una porcata di diritto internazionale che oggi torna come un boomerang con la crisi in Crimea e che in futuro aprirà mille altri contenziosi.
Anche solo per questo D'Alema dovrebbe darsi al giardinaggio e smetterla di trombonare in politica.
L'Italia, lo Stato che aveva raccolto i resti dell'esercito serbo nella prima guerra mondiale (cosa questa che a Belgrado ancora ricordano), e che per ragioni storiche e geografiche conosceva molto bene le tensioni tra slavi e albanesi, poteva essere il vero mediatore tra Serbi, Croati, Bosniaci e Kosovari. Invece preferiva restare alla finestra, lasciando che da Aviano gli americani in technicolor bombardassero le nostre vecchie foto in bianco e nero.




Ma perchè scrivo di Jugoslavia e di Slavi del Sud (è questo il significato della parola, contrapposto a quelli del Nord, cechi e slovacchi, nell'Impero Austro-Ungarico) oggi?
Sono pensieri che mi girano in testa da un po', ma ieri quando ho saputo che il buon Boskov se ne era andato mi sono tornati tutti insieme come in una giostra colorata di zingari (quella della foto stupenda di Monika Bulaj che usai per una copertina di anViagi), come in un film di Kusturica ("Undeground" racconta la Jugoslavia, ma "Gatto Nero Gatto Bianco" racconta gli Jugoslavi), come in un concerto della Koceani Orkestar o in una cartolina multicolore delle case antiche di Dubrovnik.
Per me che sono (tiepidamente) genoano, Boskov poteva essere un nonno da mandare anche a fanculo (mio cane gioca meglio di Perdomo) ogni tanto, ma che poi vorresti incontrare ogni giorno nella penombra di un bar di Fruska Gora, tra una spuma e un mazzo di carte, a guardare in tv la finale di Coppa Campioni dove chissà magari stavolta le "rumente" vincono loro.
Pietro Giovannini

Merli

anviagi.it

Pourparler

La scomparsa della pagina fb di "Est ovest" ha riversato sulla pagina di Osservatorio Balcani una marea di commentatori che poco hanno a che fare coi Balkani.
Addirittura una persona pensava che in Kosovo ci fosse il 97% di serbi e il 3% di albanesi (è l'esatto contrario)
Le questioni trattate in maggior parte sono sempre due : il Kosovo e Srebrenica


I numeri vengono sparati come palline da biliardo e i morti e i dispersi vengono usati in una maniera abbastanza vergognosa.
Di tutti i discorsi astrusi, c'è però un qualcosa che si salva, tipo :

"Nel caso di Srebrenica non si è potuto dimostrare la responsabilità della Serbia"

Questo lo dice un avvocato che però poi aggiunge :  "La realtà processuale è cosa ben diversa dalla realtà vera"

Come come ?? Allora dobbiamo credere più ai vaneggiamenti di uno che manco c'era che a prove e prove portate in tribunale ??


Poi nessuno sapeva che sono stati incolpati gli olandesi

Gli olandesi responsabili a Srebrenica

Poi, finalmente, arriva qualcuno onesto :

Srebrenica è una pagina da condannare,nessuno può negare la portata di una tragedia.Ma Naser Oric? Mi risulta che non sia mai stato condannato per aver, con le sue milizie musulmane,ucciso migliaia di serbi nella zona intorno a Srebrenica. Vogliamo poi parlare di quel criminale di Izetbegovic? Un uomo che ha seminato odio etnico e religioso come pochi altri nei Balcani. Ancora non ho capito come abbia potuto usurpare la presidenza a Fikret Abdic, come l'occidente abbia permesso tutto questo.Izetbegovic ha fatto arrivare in Bosnia centinai di mujahedin. Troppo facile scaricare tutta la colpa sui serbi.Chi ha subito la pulizia etnica più di tutti è sicuramente il popolo serbo.


E' sparito Est ovest

JAGODA, FRAGOLE AL SUPERMARKET

Thursday, August 21, 2014



Abbiamo un amico, si chiama Massimo T.
Per quanto riguarda la politica non capisce nulla, per essere amico di Giorgio dovrebbe essere soppresso, ma oggi ci ha stupito con effetti speciali.. ci ha consigliato questo film : qui
Grazie Massimo.. ti perdoniamo tutto cio' che di sbagliato dici in politica italiana

^_^

MERCANTE DI NIENTE

Wednesday, August 20, 2014



Abbiamo incontrato Goran Kuzminac due anni fa, ma dobbiamo dire che ha fatto davvero una magnifica musica nel frattempo
Complimenti dal più profondo del nostro cuore !

Goran Kuzminac

Sono un grande creatore del nulla 
Un volgare guardone di stelle 
Sono solo un viandante infelice 
Che deve salvarsi la pelle. 

Il poeta che scrive le rime 
Con l'inchiostro che puoi cancellare 
Il pastore che chiama il suo gregge 
Con uno stupido cellulare. 

Ma nessuno mi ha mai detto parole d'amore 
Che l'amore non e' una parola 
Da gridare col nodo alla gola 
E nessuno mi ha mai detto parole d'amore 
Che per l'amore ci vuole coraggio 
E una continua partenza non basta a fare un viaggio. 

Sono proprio un mercante di niente 
Il garzone che impara il mestiere 
Un visionario che toglie il malocchio 
La ruggine dalle lamiere. 

Come un foglio di carta vetrata 
Uno sciuscià che ti lucida il cuore 
Un mendicante che cerca la pace 
tra silenzio paura e rumore. 

Ma nessuno mi ha mai detto parole d'amore 
Che l'amore non e' una parola 
Da gridare col nodo alla gola 
E nessuno mi ha mai detto parole d'amore 
Che l'amore non significa niente 
Se parli gridi o canti e nessuno ti sente. 

Sono un viaggio che non vede la fine 
Per un posto che ancora non c'e' 
Pietra dura da levigare 
Il ricordo di un amore...da dimenticare. 

Un attore che ha scordato la parte 
Ed era proprio l'ultima occasione 
Un passeggero di terza classe 
Dimenticato in un vagone. 

Ma nessuno mi ha mai detto parole d'amore 
Che l'amore non e' una parola 
Da gridare col nodo alla gola 
E nessuno mi ha mai detto parole d'amore 
Che per l'amore ci vuole coraggio 
E una continua partenza non basta a fare un viaggio.

Per sentire la canzone, cliccate qui

Škola slikanja koju vodi Mirza Ibrahimpašić



Ci vedete anche voi una magnifica scuola di pittura di Sarajevo ?

L`art Corner

IL NUOVO PONTE DI BELGRADO

Tuesday, August 19, 2014



E' incredibile.. sto guardando in tv il documentario che parla della costruzione del nuovo ponte di BG su Focus e non lo trovo nel web .. ma non importa .. per vedere la grandiosità dell'opera leggete qui

Constructing Serbias Largest Bridge

LA BELFAST DEI BALCANI

Monday, August 18, 2014




Ci è piovuta un'altra favola !
E' un ragazzo fantastico e si chiama Ruben Lagattolla.
Non diciamo molto di lui.. così lo scoprite da soli

Leggete : QUI

Il suo reportage si chiama "Il ponte di Kosovska Mitrovica, la Belfast dei Balcani"
Un grazie di cuore a questo ragazzo magnifico

Ruben Lagattolla

Ruben film

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